Ok, questa era sicuramente la categoria per la quale nutrivo la maggior curiosità. Quello dei Wordless Picture Books è un mondo che sto scoprendo solo negli ultimi mesi e devo dire che mi affascina moltissimo e che ho incontrato, in questo percorso di avvicinamento, dei volumi davvero preziosissimi.

Il mondo dei Wordless Picture Books soffre, purtroppo, un pregiudizio fortissimo da parte del pubblico generalista che considera, erroneamente, i libri “senza parole” come contenuti per bambini piccoli, limitata all’età prescolare, a quando “non si sa ancora leggere”. Peccato che, nella realtà, leggere le figure, tuffarsi in una storia che non ha un testo a guidarci, interpretare il filo della narrazione che l’autore ha scelto, comprendere davvero tutti i significati delle immagini di un libro senza parole sia un compito davvero arduo. I bambini, questo è vero, sono spesso più istintivi di noi adulti e si fidano maggiormente delle proprie sensazioni e del proprio intuito. Loro sanno apprezzare in maniera immediata e sincera le narrazioni senza parole di qualità. Ma se noi adulti riusciamo, almeno per un attimo, a lasciare da parte il pregiudizio e a affrontare con sincerità questi titoli … ci troveremo davanti ad un vero mondo delle meraviglie e i tre candidati del premio Andersen 2021 ne sono la dimostrazione.

I tre titoli selezionati offrono uno spaccato davvero completo del mondo del Wordless Picture Book contemporaneo: abbiamo opere più liriche e poetiche, altre più surreali e fantastiche e poi ci sono narrazioni contemporanee ricche di storia e riferimenti culturali.

Fiori di città, Jon Arno Lawson e Sydney Smith, Pulce, 2020

Questo è sicuramente il più lirico e poetico dei candidati. Apprezzabile già da un target in fascia prescolare sarà sicuramente capace di affascinare anche i lettori più maturi. Il trucco? E’ un albo altamente simbolico ma, al tempo stesso, di immediata comprensione e piacevolezza. Possiamo dire che parte del simbolismo si coglie in maniera immediata, parte invece viene recepito ad una rilettura attenta. Questo è sicuramente un albo da sfogliare e risvegliare che consente, ad ogni rilettura, di cogliere nuovi dettagli.

E’ molto interessante il gioco di contrasto cromatico tra il bianco e il nero e il ruolo del colore che, mano a mano, riconquista spazio nelle tavole e nell’ambientazione.

Lo stile delle illustrazioni ricorda quelle a china e mostra una grande attenzione al dettaglio minuto. I fiori sono eccezionali ma, se si presta la giusta attenzione, si nota che ogni tavola, che ad una prima occhiata sembra di facile lettura, in realtà è ricchissima (volti, espressioni, oggetti, animali, vetrine…)

Passeggiata col cane, Sven Nordqvist, CameloZampa, 2020

Se dovessi scegliere un solo aggettivo per descrivere questo Worldess Picture Book direi surreale.

Questo albo di grande formato incontra il gusto e suscita la curiosità di un target molto ampio. Le tavole ricche di dettagli mi richiamano alla mente i miglior Wimmelbucher e trovo siano perfetti già per una fascia d’età molto bassa (direi 2-3 anni) che resterà sicuramente sedotta dalla ricchezza dei dettagli e degli elementi. Le tavole di Nordqvist, tuttavia, sono tutt’altro che semplici e quindi il lettore via via più grande e maturo potrà apprezzarne i dettagli, le sfaccettature e le “storie” interne e collaterali alla vicenda principale.

Si tratta di una passeggiata con il cane e il mood della storia principale ci viene dal titolo, dalla prima tavola (dove il bambino lascia la casa della nonna con il cane a guinzaglio) e dal testo (l’unico del volume) inserito nel retro di copertina che recita “Non andare troppo lontano!” “Ma no, solo un giretto nei dintorni…” “E non restare fuori troppo tempo!” “No, no…” In realtà questo dialogo costituisce ciò che non vediamo nell’albo, quello che succede prima della tavola iniziale e da l’avvio ad un’avventura incredibile ed eccezionale.

Il “gioco” principale è continuare a seguire i nostri protagonisti e la loro “passeggiata” ritrovandoli all’interno delle tavole ricchissime dell’albo. Ma il lettore resta affascinato, e a volte turbato, dai dettagli assurdi e surreali delle ambientazioni sempre diverse e sempre più incredibili.

Anche questo è, senza ombra di dubbi, un volume da sfogliare e risfogliare, da leggere e rileggere.

In the tube, Alice Barberini, Orecchio Acerbo, 2020

Posso dire che questo è, forse, il mio candidato preferito? Oramai, l’ho detto …

Trovo l’opera di Alice Barberini davvero ben studiata e congegnata. Senza dubbio questo è il Wordless Picture Book che, tra i tre candidati, attira un target di lettori più alto e maturo. Non perché la trama portante non possa essere compresa e apprezzata anche dai lettori più giovani ma perché le tavole di Barberini sono ricche di riferimenti culturali che possono passare inosservati ad uno sguardo attento (o che non li conosca a causa delle giovane età e della poca esperienza). Si tratta soprattutto di riferimenti pop alla cultura musicale britannica che Barberini inserisce con maestria attraverso le figure, i poster e le ambientazioni di questa avventura in metro. Da questo punto di vista possiamo dire che qui le parole ci sono, anche non si presentano sotto forma di testo coeso. Ci sono messaggi nascosti nelle pagine come briciole che guidano il lettore, sono messaggi scritti su cartelloni, inseriti negli ambienti o trasmessi attraverso le figure che Barberini inserisce nelle tavole

Il formato rettangolare richiama l’ambientazione nelle gallerie della metropolitana, l’ambientazione londinese è perfettamente trasmessa dal tratto grafico dell’autrice e dalle scelte cromatiche (rosso, bianco e blu sono i colori predominanti) e dal tono generale di tutta la narrazione. La vicenda si muove con un ritmo e un taglio molto cinematografico e il “gioco” che l’autrice fa con l’elemento post-it è intelligente, interessante e a tratti geniale.

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